Briciole di pane
Il momento dell’1,2 mm:
perché la tecnologia CoB sta riscrivendo le regole del dvLED
Scritto da Lluis Mila, Product Marketing
Chiedete a Rene Raabe quando si è innamorato della tecnologia LED e non vi risponderà con la data di lancio di un prodotto. Vi parlerà dei festival. Di quel momento in cui ha capito che luce, immagine e suono lavorando insieme non si limitano a informare il pubblico. Lo emozionano.
"Ispirare le persone e trasportarle in un mondo di colori è sempre stato il mio sogno. Con il LED, l’unica domanda era: quanto grande lo vuoi e in quale configurazione?"
Rene ha l’ingegneria AV nel sangue e unisce una profonda conoscenza tecnica a una vera passione per la tecnologia con cui lavora. Opera nel settore AV dal 2003 abbastanza a lungo da aver visto il LED direct view passare da esperimento creativo a protagonista assoluto delle discussioni tecnologiche in ogni grande fiera internazionale.
A ISE 2026, quella conversazione ha raggiunto un nuovo livello di chiarezza.
Passeggiando tra gli stand, una cosa è diventata immediatamente evidente: il mercato ha preso la sua decisione. Il dvLED a passo fine non è più un dibattito tecnologico: è una scelta di categoria. E la tecnologia CoB (Chip on Board) sta guidando questa evoluzione. Il nuovo punto di riferimento? Pixel pitch da 1,2 mm e inferiori. Non solo tra i vendor premium di fascia alta. Ma in tutto il mercato.
Due tecnologie, un’unica evoluzione
Per comprendere il mercato dvLED di oggi, è necessario conoscere le due tecnologie principali che lo stanno guidando e capire perché una abbia progressivamente lasciato spazio all’altra.
La tecnologia SMD (Surface Mount Device) è stata la base dei display LED fin dai primi anni 2000. La svolta arrivò con il package SMD “three-in-one”: diodi rosso, verde e blu integrati in un unico componente, montato superficialmente su PCB. Fu una vera pietra miliare produttiva. Scalabile, conveniente e affidabile, la tecnologia SMD ha reso commercialmente sostenibili i display LED di grande formato e ha alimentato la prima ondata di adozione negli stadi, negli studi broadcast e negli ambienti retail durante gli anni 2010.
Ma quando il pixel pitch è sceso sotto 1,5 mm, la tecnologia SMD ha iniziato a mostrare i propri limiti. I singoli componenti esposti sulla superficie del pannello risultavano vulnerabili agli urti. Spaziature più ridotte significavano più calore, maggiore complessità e tolleranze di assemblaggio più stringenti. Il mercato aveva bisogno di qualcosa di più robusto e più evoluto.
CoB — Chip on Board — ha risposto a questa esigenza. Affermatasi come tecnologia display intorno al 2018 e maturata per il mercato di massa nei primi anni 2020, la CoB adotta un approccio radicalmente diverso: i chip LED vengono montati direttamente sul substrato e sigillati sotto uno strato continuo di resina. Il risultato è una superficie uniforme e protetta più resistente agli impatti, più efficiente dal punto di vista termico e capace di raggiungere pixel pitch più fini con maggiore uniformità. Offre inoltre un angolo di visione più ampio e una distribuzione luminosa più uniforme su tutta la superficie del display.
Il passaggio da SMD a CoB non è stata una rivoluzione guidata dal marketing. È stata una risposta concreta alle richieste del mercato: pitch più ridotti, maggiore durata e consumi inferiori in ambienti professionali dove i display funzionano 24 ore su 24.
Un mercato diviso ma non in modo equilibrato
Per capire dove sta andando il dvLED, è utile comprendere da dove arriva.
La tecnologia SMD (Surface Mount Device) in particolare il package three-in-one rimane la base della maggior parte delle installazioni LED nel mondo. Domina tutto ciò che si colloca a 1,2 mm e oltre. Le ragioni sono semplici: ecosistemi produttivi maturi, prezzi competitivi e decenni di affidabilità comprovata in retail signage, ambienti corporate e display pubblici di grande formato. La tecnologia SMD si è guadagnata il proprio ruolo.
Il fine pitch, però, racconta un’altra storia. Sotto 1,2 mm, la tecnologia CoB è diventata lo standard principale del mercato di massa e ISE 2026 lo ha confermato. Vendor di primo e secondo livello propongono ormai soluzioni CoB come opzione predefinita.ta. La domanda non è più “dovremmo usare il CoB?”, ma “quale CoB?”
Rene spiega la differenza in termini semplici e immediati: “CoB robusto e adatto a luoghi con grandi afflussi di persone dove è richiesto un pixel pitch fine. SMD neri eccellenti, ma solo per ambienti dove non esiste il rischio di contatto fisico.”
Due tecnologie. Due mercati. Ruoli ben definiti .
Il cambiamento che ha trasformato tutto
Per Rene, la più grande trasformazione nel mercato dei display professionali non è stato un prodotto ma un formato.
“Senza dubbio, il lancio dei primi sistemi LED modulari”, afferma. “Ha permesso una creatività maggiore e, soprattutto, la realizzazione di display più grandi. Niente più formati 16:9 o 4:3. Era tutto senza limiti.”
Questo passaggio da pannelli a formato fisso a una tela scalabile e configurabile è ciò che ha trasformato il dvLED in una vera rivoluzione tecnologica anziché in una soluzione di nicchia. Ed è ciò che ha alimentato una crescita costante del mercato globale ed EMEA anno dopo anno.
Il percorso di Panasonic nel dvLED
Per Panasonic, l’ingresso nel direct view LED è stato un’evoluzione naturale un passo consapevole oltre l’LCD verso una tecnologia capace di eliminare i compromessi tipici dei pannelli retroilluminati. I primi modelli TL-110AD12, TL-137AD15 e TL-165AD19 introdussero il formato All-in-One (AIO) nella gamma di display professionali.
Rene conosce bene questi prodotti. “I nostri schermi LED AIO sono perfetti per le sale riunioni”, spiega. “Sono flessibili e robusti. È possibile inserire qualsiasi scheda SDM per garantire il segnale video perfetto che si tratti di AVoIP, sistemi wireless o molto altro. E la luminosità è assolutamente perfetta per ambienti molto illuminati.”

La serie AD ha consolidato la credibilità di Panasonic nel dvLED: qualità d’immagine, semplicità d’integrazione e l’affidabilità professionale che gli integratori AV si aspettano da un marchio con decenni di esperienza nei display.
La serie LV porta questa base a un livello completamente nuovo.
TL-55LV12A: CoB senza complessità
Uno dei feedback più ricorrenti emersi da ISE 2026 è stato chiaro: gli integratori non vogliono più box, controller e processori aggiuntivi elementi che aumentano costi, punti di guasto e tempi di installazione. La semplicità ha un reale valore commerciale.
Il TL-55LV12A nasce proprio per questo.
Si tratta di un display CoB da 55 pollici senza controller esterno . Nessun box di controllo dedicato. Segnali video e controllo vengono distribuiti tramite connessioni daisy chain HDMI per il video e LAN per il controllo da cabinet a cabinet. Rene riassume così il vantaggio: “Tutto il cablaggio è integrato nell’unità. Abbiamo sviluppato una tecnologia che consente di creare una LED wall senza cablaggi aggiuntivi — e senza controller esterno.”
Per gli integratori, questo non è un dettaglio secondario. Significa un’installazione radicalmente più semplice molto simile, nella logica, a quella dei display flat panel professionali che già conoscono.
Anche le specifiche rafforzano il concetto. Una soluzione modulare con pixel pitch da 1,26 mm. Luminosità 800 cd/m². Refresh rate fino a 3.840 Hz fondamentale per riprese prive di flickering in ambienti broadcast e live production. Angoli di visione di 160° sia orizzontali che verticali, un vantaggio strutturale della tecnologia CoB che la tecnologia SMD fatica a eguagliare a questa densità di pixel.
Poi ci sono le specifiche fisiche più importanti di quanto molti immaginino. Con un peso di 22 kg e uno spessore di soli 29 mm, il TL-55LV12A è, straordinariamente gestibile per un cabinet dvLED. Supporta installazioni sia landscape sia portrait. Ed è compatibile VESA 400×400 un dettaglio che apre scenari installativi storicamente preclusi al LED fine pitch.

La conversazione sulla sostituzione dei flat panel
Ed è qui che la conversazione diventa davvero interessante e dove la serie LV dimostra di valere molto più di una semplice scheda tecnica.
Per anni, la scelta standard per boardroom aziendali, control room e retail premium è stata rappresentata da flat panel di grande formato o videowall LCD. Tecnologie familiari, supportate e semplici da gestire. L’inerzia del mercato è reale.
Ma il dvLED CoB in formato compatibile VESA cambia completamente le regole.
Il TL-55LV12A si installa come un flat panel. Le infrastrutture VESA esistenti possono essere mantenute. Ma la serie LV va oltre: i cabinet supportano allineamento sugli assi X e Y, oltre alla regolazione sull’asse Z a livello di cabinet. Questa precisione la possibilità di regolare ogni pannello in tutte e tre le dimensioni offre agli integratori un livello di controllo che nei videowall LCD richiede strutture molto più complesse.
Rene è molto chiaro sui punti di forza del dvLED: “Per la durata del LED 100.000 ore. Per la sua robustezza, l’assenza di bezel e il design artistico. Non bisogna più pensare in termini di formato 16:9, ma si può creare liberamente.”
Aggiungete una gamma cromatica più ampia rispetto a qualsiasi pannello LCD e la certificazione per funzionamento continuo 24/7, e il ruolo del CoB come sostituto diretto dei flat panel diventa difficile da ignorare.

“Ma il dvLED non è fragile?”
È una preoccupazione legittima e ricorrente. I cabinet dvLED espongono i LED. A differenza di un pannello protetto da vetro, i moduli sono visibili e teoricamente vulnerabili.
È anche uno dei falsi miti che Rene ama meno. “La fragilità del dvLED”, dice quasi anticipando la domanda. “È pur sempre una tecnologia con LED esposti, che possono rompersi facilmente se toccati. D’altra parte, offre neri perfetti e livelli di luminosità elevatissimi. E i tile LED possono essere riparati — cosa che purtroppo non è più possibile con altre tecnologie.”
La costruzione CoB rende tutto questo ancora più evidente. I chip LED sono montati direttamente sul substrato e protetti da uno strato di resina molto più resistente agli impatti rispetto all’SMD tradizionale, dove i componenti restano esposti sulla superficie del pannello. E sul TL-55LV12A, i moduli possono essere sostituiti direttamente sul campo: un tecnico può intervenire onsite senza dover spedire il display in fabbrica e senza lunghi tempi di fermo.
Questo cambia completamente il discorso sul costo totale di proprietà.
Dove sta andando il mercato?
Chiedete a Rene dove sarà il dvLED nei prossimi due o tre anni e la risposta arriva immediatamente: l’efficienza energetica.
“L’obiettivo è ridurre il consumo energetico”, spiega. “Attualmente le LED wall consumano molta energia e generano molto calore. Questo è già stato ridotto notevolmente ma lo sviluppo continua. Questo è già stato ridotto notevolmente ma lo sviluppo continua. In futuro sarà possibile alimentare le LED wall tramite uno switch PoE+.”
Una visione che sembra ambiziosa — finché non si osservano il basso consumo energetico e le prestazioni termiche quasi silenziose del TL-55LV12A. “La nostra serie LV è un piccolo passo in questa direzione”, aggiunge Rene. “Produce quasi zero calore anche a livelli di luminosità elevati.”
Cosa significa per il tuo prossimo progetto
Il dvLED non è una singola tecnologia. È uno spettro completo dai sistemi AIO di grande formato per auditorium e sale conferenze fino ai cabinet CoB fine pitch che sfidano i flat panel negli ambienti professionali più esigenti.
Il cambiamento visto a ISE 2026 non è una tendenza. È il nuovo standard di riferimento. Per integratori, consulenti e system designer, la domanda non è più se includere il CoB in una specifica ma capire esattamente dove e come utilizzarlo.

Il TL-55LV12A sarà disponibile da settembre 2026.
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